Le ciliegie di qualità vogliono la copertura

Le ciliegie di qualità vogliono la copertura

Azienda: Boni Silvano e Ezio Soc. Agr. Semplice
Regione: Veneto
Anno di realizzazione: 2015
Tipo di innovazione: Di processo, Di prodotto
Ambito Innovazione: Gestione aziendale
Comparto/Prodotto: Frutticoltura » Frutta a nocciolo (albicocche, ciliegie, nettarine, pesche, susine)

Nessuna coltura come il ciliegio ha saputo rinnovarsi tanto e in così poco tempo. Le innovazioni genetiche (varietà e portinnesti nanizzanti) e tecnologiche (alte densità e forme di allevamento, sistemi di protezione e difesa, innalzamento qualitativo) hanno acceso un grande interesse verso questa coltura. Siamo passati dai vecchi impianti con grandi alberi (in forte calo ovunque) a quelli moderni e intensivi (con densità salite a 600-1.200 piante/ha).

INNOCER: INNOVAZIONI DI PRODOTTO E DI PROCESSO PER UNA CERASICOLTURA DI QUALITA'

Azienda: Boni Silvano e Ezio Soc. Agr. Semplice
Regione: Veneto
Anno di realizzazione: 2015
Tipo di innovazione: Di processo, Di prodotto
Ambito Innovazione: Gestione aziendale
Comparto/Prodotto: Frutticoltura » Frutta a nocciolo (albicocche, ciliegie, nettarine, pesche, susine)
Impianto a fusetto con rete antigrandine
Origine dell'idea innovativa

La moderna cerasicoltura specializzata rappresenta una realtà consolidata in molti Paesi europei. Diversamente da altre specie frutticole, le ciliegie sono una sicura fonte di reddito per i produttori agricoli, grazie soprattutto a un'offerta ancora inferiore alla domanda e a una remunerazione adeguata per il prodotto di qualità da parte del mercato.

La ripresa degli investimenti a ciliegio, particolarmente evidente in regioni come l'Emilia-Romagna e il Trentino Alto Adige (rispettivamente, con l'11 e il 9% delle superfici destinate a ciliegio, contro una media nazionale che non supera il 3%), è in gran parte dovuta all'applicazione delle moderne tecnologie di impianto, vale a dire: utilizzo di portinnesti nanizzanti e semi-nanizzanti verso sistemi a densità di piantagione elevate (800-1.200 alberi/ha) con alberi gestibili per lo più da terra, precocemente produttivi (già al II o III anno) e livelli di fruttificazione elevati e costanti negli anni (rese di 10-15 ton/ha).

Anche i livelli qualitativi sono decisamente migliorati rispetto al recente passato, grazie all'introduzione di nuove varietà con caratteristiche pomologiche di pregio e in linea con le attuali richieste del mercato: pezzatura elevata, consistenza della polpa, elevato tenore in zuccheri, colore ben definito.

In questo contesto si inserisce il Progetto Innocer "Innovazioni di prodotto e di processo per una cerasicoltura di qualità", finanziato dalla Regione Veneto, PSR misura 124, con l'obiettivo prioritario di sperimentare e collaudare queste nuove tecnologie nell'area di coltivazione veronese, per tradizione altamente vocata alla coltivazione del ciliegio.

Oltre allo studio dei nuovi sistemi di impianto, il progetto mirava all'introduzione di nuove tecniche nella fase vivaistica per migliorare la qualità delle piante destinate a tali sistemi di impianto consentendo al contempo  una riduzione del ciclo di produzione delle piante in vivaio, con conseguente riduzione dei costi dei materiali vivaistici e, dunque, un risparmio nell'investimento iniziale da parte del frutticoltore.

Inoltre il progetto introduceva nuovi sistemi di difesa dalle principali avversità nei ceraseti, quali: coperture dalla pioggia, dalla grandine, dagli uccelli.

Per maggiori informazioni sul progetto clicca qui

Descrizione innovazione

Il progetto si è svolto attraverso 3 azioni principali svolte da tre aziende agricole partner e da un'istituzione scientifica qualificata, il Dipartimento di Scienze agrarie dell'Università di Bologna (Dipsa).

Presso l'Azienda Terranegra a Legnago (VR) si sono studiate le nuove forme di allevamento adatte agli impianti ad alta e altissima densità e la difesa delle produzioni con sistemi a massima sicurezza, ecosostenibili e facilmente applicabili ai nuovi impianti.  La sperimentazione ha valutato un sistema di impianto a Y trasversale alla 5a foglia utilizzando il portinnesto Gisela 6 e Weiroot 158 e le varietà Rita, Early Bigi, Brooks e Prime Giant a una densità di 1.750 alberi/ettaro, dotato di un sistema di copertura antipioggia Oroplus Plastik sopra tunnel (test) e con teli riflettenti Extenday sotto chioma che ha permesso una maggiore intensità e uniformità di colorazione dei frutti".

L'azienda Top Plant Vivai di San Bonifacio (VR), capofila del progetto, ha valutato la riduzione del ciclo di produzione in vivaio e il conseguente contenimento dei costi di produzione delle piante attraverso il collaudo e l'applicazione di tecniche innovative di produzione e di gestione, per un prodotto finale di qualità da destinare alla costituzione di impianti di ciliegio ad alta e altissima densità (HDP e VHDP). In particolare, dopo aver testato le diverse tipologie di innesto, si è visto che il microinnesto si dimostra vincente quando si vuole lanciare una nuova varietà e si ha poco materiale a disposizione, riducendo i tempi e i costi. Rispetto agli innesti a banco, inoltre, ci sono meno fallanze.

La terza parte del progetto ha coinvolto la nostra azienda agricola, dove  si è collaudato un sistema di impianto a fusetto alla 5a foglia, realizzato con il portinnesto nanizzante Gisela 6 e le varietà Regina, Kordia, Ferrovia, Black Star, Grace Star, Vera, Prime Giant, Early Star, Early Bigi, Sweet Early a una densità di 1.110 alberi/ettaro, dotato di un sistema di copertura antipioggia a reti piane e di reti antigrandine. I benefici che abbiamo ottenuto e continuiamo ad avere dal progetto sono:

  • Riduzione dei costi di raccolta per l’utilizzo di portinnesti nanizzanti che permettono di raccogliere a una velocità praticamente doppia perché si opera o da terra o da carro, senza scale.
  • Sitema di impianto a fusetto 4,5x2, arrivando a produrre tra i 20 e i 25 kg per piante, alias circa 22 tonnellate di ciliegie per ettaro.
  • L’investimento per la copertura antigrandine e antipioggia ha permesso di avere una coltura redditizia, in quanto la copertura ci consente di ottenere frutti di ottima qualità (per il mercato il prodotto di qualità è rappresentato da frutti grossi, senza difetti e buoni da mangiare). Entrando nello specifico, la copertura, soprattutto su alcune varietà come Sweet Early, ci permette di raccogliere senza danni il 95% dei frutti; mentre quelle all'inizio e alla fine dei filari, che in genere sono suscettibili agli agenti atmosferici, spesso risultano rovinate e non buone per la commercializzazione.

 

Costituzione di tre nuovi Focus group della Rete PEI AGRI europea: aperta le candidature per gli esperti.

La rete PEI AGRI europea ha lanciato la costituzione di tre nuovi Focus group su riduzione dell'uso di pesticidi, uso di strumenti digitali per la gestione sostenibile dei nutrienti e gestione delle risorse idriche nel contesto del cambiamento climatico. È possibile presentare la propria candidatura entro l'11 gennaio 2022 e i focus group inizieranno la loro attività a partire da febbraio 2022. Per maggiori informazioni sui temi dei focus group e sulle modalità di presentazione delle candidature cliccate sul link.

3 Dicembre 2021

AGRIBIOCONS – Convegno e sessioni dimostrative in campo

Evento volto ad illustrare i risultati intermedi del progetto AGRIBIOCONS, a due anni dal suo avvio. Il progetto mira ad adattare tecniche conservative alla coltivazione di seminativi biologici per la filiera mangimistica avicola.
L’evento del 10/12 p.v. prevede una prima parte in aula sotto forma di convegno e una seconda parte sotto forma di sessioni dimostrative in campo, durante la quale tecnici esperti e rappresentanti del mondo universitario guideranno i presenti all’osservazione di colture di copertura (cover crops) autunno-vernine presso.

30 Novembre 2021

Cereali di montagna: l'esperienza di agricoltori che scommettono su una filiera locale di qualità in Valle Camonica

Il primo dicembre 2021 (mercoledì) è in programma il seminario dal titolo "Cereali di montagna: l'esperienza di agricoltori che scommettono su una filiera locale di qualità in Valle Camonica".

30 Novembre 2021

Settima riunione del gruppo SCAR AKIS V

Durante la settima riunione è continuata la discussione sui temi della formazione e sui progetti di ricerca legati ai sistemi alimentari. È stato inoltre introdotto il tema dei living labs, emerso nella precedente riunione come elemento di interesse anche in vista della programmazione della PAC, ed è stata fatta una sintesi dei risultati della riunione straordinaria tenutasi a giugno 2021 sulle esperienze di utilizzo dei voucher per il finanziamento della consulenza.

Conferenza iniziale di presentazione del progetto INNOFRUIT

Finanziato dalla REGIONE PUGLIA – Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambiente – Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 Puglia, Art. 35 del Regolamento (UE) n.1305/2013 – Misura 16 “Cooperazione” – Sottomisura 16.2 “sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”, il progetto INNOFRUIT ha l’obiettivo di favorire il recupero di competitività e redditività dei produttori di uva da tavola Pugliesi rispetto ai principali competitors.

25 Novembre 2021

Webinar "Rete Natura 2000 e produzione agricola: vincolo o opportunità?"

Giovedì 25 novembre 2021, dalle ore 15,30 alle 18,00. appuntamento online su piattaforma online con il webinar dal titolo "Rete Natura 2000 e produzione agricola: vincolo o opportunità?".

Iniziativa realizzata nell'ambito dell'Operazione 1.2.01 "Progetti dimostrativi e azioni di informazione" del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Lombardia. Il Progetto è realizzato da Università degli Studi di Pavia, in collaborazione con il Parco Lambro della Valle del Ticino e Provincia di Pavia.

16 Novembre 2021

Bando per l'attuazione della sottomisura 16.1 Azione 2 - Anno 2021 - PSR Marche 2014-22

Con Decreto del Dirigente del Servizio Politiche Agroalimentari n. 1028 del 05/11/2021 è stato approvato il bando annualità 2021, sulla base di quanto disposto dalla DGR n. 1301 del 3/11/2021 di approvazione dei criteri e delle modalità attuative generali del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 per la Sottomisura 16.1 Sostegno alla creazione e al funzionamento di Gruppi Operativi del PEI – Azione 2 “Finanziamento dei Gruppi Operativi”.

15 Novembre 2021
La fattoria autosufficiente

La fattoria autosufficiente

Azienda: Fattoria dell'Autosufficienza
Regione: Emilia-Romagna
Anno di realizzazione: 2020
Tipo di innovazione: Di processo, Organizzativa
Ambito Innovazione: Agricoltura biologica
Comparto/Prodotto: Orticoltura » Frutti ortivi freschi (angurie, cetrioli, fragole, melanzane, meloni, peperoni, pomodori, zucchine), Orticoltura » Ortaggi a foglia e stelo (asparagi, bieta, carciofi, finocchi, sedani, spinaci), Orticoltura » Piante aromatiche, Viticoltura

L’Azienda Agricola biologica e Agriturismo La Fattoria dell’Autosufficienza è situata nell’Appennino Romagnolo, ai confini del Parco delle Foreste Casentinesi, più precisamente nel Comune di Bagno di Romagna.

Fattoria dell'Autosufficienza

L’Azienda Agricola biologica e Agriturismo La Fattoria dell’Autosufficienza è situata nell’Appennino Romagnolo, ai confini del Parco delle Foreste Casentinesi, un luogo meraviglioso, con un panorama mozzafiato e una natura in parte incontaminata.

Più precisamente si trova nella Comunità Montana dell’Appennino Cesenate, nel territorio del Comune di Bagno di Romagna.

La superficie totale è pari a 88 ha accorpati, con copertura prevalente a bosco e prato-pascolo e 15 ha di seminativi.
I terreni sono compresi tra un’altitudine di 550 e 1050 m s.l.m.

L’azienda svolge innumerevoli attività fra cui la coltivazione di ortaggi, frutta, frutti di bosco, erbe aromatiche, cereali, legumi, silvicoltura, apicoltura,  oltre l’attività ricettiva e formativa.

La mission è essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, un luogo di ispirazione per uno stile di vita basato sull'equilibrio, la salute, la resilienza e la sostenibilità.

La progettazione dell’azienda prende spunto dalle pratiche ecologiche di varie parti del mondo e dalla permacultura.

La coltivazione di ortaggi viene praticata principalmente con il metodo bio-intensivo (o market garden). In ottica di multifunzionalità e di biodiversità nel nostro orto si trovano tutti gli ortaggi più comunemente diffusi oltre a fiori ed aromatiche. Gli ortaggi e i vari prodotti della Fattoria vengono utilizzati nella cucina dell’agriturismo, proposti in cassette miste ai visitatori oppure venduti tramite il negozio Macrolibrarsi.

Altre informazioni

Classificazione RRN
Imprese agricole e forestali
Tipo di partner
Impresa agricola

Realizzazione dell’azienda agricola autosufficiente

Azienda: Fattoria dell'Autosufficienza
Regione: Emilia-Romagna
Anno di realizzazione: 2020
Tipo di innovazione: Di processo, Organizzativa
Ambito Innovazione: Agricoltura biologica
Comparto/Prodotto: Orticoltura » Frutti ortivi freschi (angurie, cetrioli, fragole, melanzane, meloni, peperoni, pomodori, zucchine), Orticoltura » Ortaggi a foglia e stelo (asparagi, bieta, carciofi, finocchi, sedani, spinaci), Orticoltura » Piante aromatiche, Viticoltura
Origine dell'idea innovativa

L’obiettivo generale del progetto è quello di sviluppare nuovi sistemi agricoli a impatto zero, sfruttando aree montane e collinari marginali, seguendo il principio della sostenibilità. Si tratta di sviluppare un sistema autosufficiente, che vada a favorire categorie di persone svantaggiate. Infatti, il remunerativo mercato di nicchia di produzioni naturali e biologiche può costituire un vantaggio per realtà produttive impegnate nel recupero di persone a rischio.

Il progetto si è posto l’obiettivo di sviluppare nuovi sistemi agricoli a impatto zero, sfruttando aree montane e collinari marginali, seguendo il principio della sostenibilità.

Il Piano Operativo trae ispirazione dai principi della permacultura al fine di creare un’azienda agricola autosufficiente, sviluppando i temi della food forest, dell’impiego di terrazzamenti e dell’orto bio-intensivo, con il coinvolgimento e l’esperienza della nostra fattoria.

Descrizione innovazione

Le azioni per la realizzazione del progetto hanno permesso di mettere a punto una serie di tecniche agronomiche per la creazione di un’azienda autosufficiente sia dal punto di vista degli input di mezzi tecnici, sia per ciò che concerne l’impiego di energia, prendendo ispirazione dalle teorie e dagli spunti agronomici della permacultura.

Il primo obiettivo è stato quello di offrire un esempio di come un’azienda agricola di montagna possa essere gestita in maniera ecocompatibile, diversificando le produzioni e adottando modalità sostenibile di coltivazione per ottenere un sistema ecologico il più possibile perenne e a basso impatto ambientale. A tal fine, l’attività è stata impostata nei primi due anni vegetativi con lo scopo di creare microclimi favorevoli, in quanto è riconosciuto come la vegetazione crea degli ambienti che possono cambiare sensibilmente le temperature. Per questo, presso La Fattoria dell'autosufficienza è stato necessario implementare barriere anti vento e anti gelo per creare ambienti favorevoli dove poter piantare ortaggi o altre specie che normalmente non resisterebbero ai climi rigidi dell'appennino tosco-romagnolo. A supporto dell’attività di creazione di sistemi colturali eco-sostenibili, La fattoria dell’Autosufficienza si è avvalsa di consulenti, i quali hanno fornito consigli tecnici basandosi sui sistemi di cromatografia per l’analisi qualitativa del suolo, di produzione di microrganismi benefici per il terreno, di preparazione di preparati organici minerali partendo dagli scarti di lavorazione, di una gestione efficiente delle acque e di un pascolo razionale. I tecnici hanno affiancato dai tecnici di Astra Innovazione e Sviluppo, con il fine di supportare e partecipare alla costituzione di un’azienda agricola autosufficiente per trasferirne le tecniche in altri areali.

Una delle attività sperimentate è stata quella dell'orto bio-intensivo. In pratica si tratta di un orto realizzato secondo sistemi di coltivazione maggiormente rispettosi dell’ambiente in grado però di garantire con continuità raccolti cospicui e di elevata qualità. La gamma di specie ed ortaggi presa in considerazione è stata estremamente ampia e diversificata ed ha consentito di valutare in maniera esaustiva l’adattabilità di un rilevante numero di specie a tecniche di coltivazione a basso o nullo impatto ambientale e, soprattutto, ad ambienti collinari o di montagna marginali. A tale scopo, sono state messe appunto delle pratiche di difesa, concimazione e pacciamatura, impiegando prodotti naturali di larga disponibilità.

Per quanto riguarda la difesa nei confronti di parassiti animali, si fa riferimento all’impiego di macerati naturali, di preparazione “aziendale”. Numerose sono infatti “le erbe”, facilmente reperibili in natura, in grado di garantire una azione di “controllo” nei confronti di un’ampia gamma di parassiti: Ortica, Equiseto, Aglio, Pomodoro, Piante officinali ed aromatiche, Peperone piccante.

Per quanto riguarda le concimazione, all’interno dell’azienda, ha assunto notevole importanza l’impiego di prodotti organici (letame, pollina, ecc., prodotti che in base alla loro composizione presentano diverse tempistiche e modalità di cessione dei nutrienti) o di compost autoprodotto. 
Interessante, a questo proposito, è stato anche l’impiego, nella pratica di compostaggio, del “biochar”, che si ottiene da legname o da biomassa tramite il processo conosciuto con il nome di pirolisi, nel quale avviene la decomposizione termochimica di materiali di natura organica in assenza di ossigeno. E’ un carbone vegetale con un contenuto di carbonio fino al 90% e la cui struttura compatta lo rende non degradabile dai microrganismi del suolo; pertanto è in grado di stoccare carbonio invece che farlo tornare all’atmosfera sotto forma di CO2. Se somministrato direttamente al terreno ha effetti positivi sulla fertilità, migliorandone le caratteristiche fisiche, chimiche, biologiche e meccaniche.

Allo scopo di trovare una una soluzione per facilitare o rendere possibile la coltivazione in terreni caratterizzati da eccessiva pendenza, sono stati realizzati dei terrazzamenti, nei quali, nell’ambito del progetto è stato possibile impiantare su tutte le scarpate erbe aromatiche (lavanda, rosmarino, elicriso, salvia, origano) e fra la scarpata e il terrazzo frutti di bosco, alberi da frutto e viti. Le erbe aromatiche, oltre che per scopi produttivi, garantiscono rifugio e protezione all’entomofauna utile e, molto spesso, costituiscono un’efficace “repellente” nei confronti di diverse specie parassitarie. La piantumazione di alberi da frutto e viti oltre a consentire una diversificazione dell’ offerta produttiva, garantisce, specie in appezzamenti particolarmente esposti, una efficace azione frangivento.

Una delle tecniche utilizzate è la pacciamatura. Tra le pacciamture “naturali” più diffuse e facilmente reperibili, anche in funzione della destinazione produttiva dell’azienda, ricordiamo paglia, erba di sfalcio, mulching (erba tagliata e triturata), segatura, ramaglie cippate, corteccia, ecc.

Infine è stata sperimentata la cosiddetta Food forest. Si tratta di un tipo di coltivazione multifunzionale che prende a modello “l’ecosistema foresta” e nel quale è possibile coltivare nello stesso terreno piante da frutto, da legno, ortaggi, piante aromatiche, fiori, erbe medicinali e mellifere, il tutto creando un equilibrio tra la natura e le necessità umane. Viene spesso realizzata nel contesto di progetti permaculturali perché, se correttamente applicata, rispetta la quasi totalità dei principi tipici della permacultura. Nello specifico è stato realizzato un sistema frutteto-orto simulando un ecosistema boschivo su più strati: erbaceo, arbustivo e arboreo. Gli alberi da fusto sono stati piantati al piano superiore (peri, meli, prugni, nespoli, fichi, mandorli, ciliegi, tigli, etc.), insieme a piante rampicanti (es. vite, kiwi, luppolo), mentre al di sotto vengono coltivati arbusti (ad esempio ginestra, noccioli, goji, more, ribes e, nelle aree più soleggiate, menta e lamponi) piante erbacee (asparagi, origano, salvia, dragoncello, bamboo, cipolle, aglio, porri, topinambur, etc.) e tappezzamenti (es. fragole). Sebbene in fase di realizzazione sia necessario un consistente impiego di manodopera, una volta raggiunta la situazione di “piena produzione”, il sistema diventa autosufficiente.