InnovaInAzione

Dall'Italia il robot per piccole aziende utile alla gestione automatizzata dei trattamenti

Dall'Italia il robot per piccole aziende utile alla gestione automatizzata dei trattamenti

Azienda: Terre Grosse Soc. Agr. s.s.
Regione: Veneto
Anno di realizzazione: 2020
Tipo di innovazione: Di processo
Ambito Innovazione: Agricoltura di precisione
Comparto/Prodotto: Viticoltura » Vini igt, Viticoltura » Vini doc-docg

Il progetto Rovitis 4.0 propone un sistema altamente innovativo per il settore vitivinicolo del Veneto: una gestione robotizzata del vigneto, che si basa sul dialogo tra un mezzo robotico, sensoristica e un software DSS (Sistema di Supporto alle Decisioni).
L’idea è quella di un’azienda autogestita, capace di intervenire in campo in base ai reali rischi a cui è soggetta la coltura e riducendo al minimo l’intervento del personale. L’effettiva convenienza nel dotarsi di tale tecnologia sarà definita tramite la sperimentazione presso un’azienda in regime convenzionale e una in biologico.

Rovitis 4.0 vuole rappresentare un punto di riferimento a livello regionale, nazionale ed europeo per colmare lo spazio creatosi tra le ultime tecnologie e il settore primario, in particolare nel settore viticolo. L’idea alla base è quella di un’azienda agricola capace di “autogestirsi” grazie all’utilizzo interconnesso di sensori sul campo e di macchine in grado di eseguire lavorazioni in modo autonomo.

Terre Grosse Soc. Agr. s.s.

La nostra azienda, situata sulla sponda destra del fiume Piave, racconta una storia di famiglia, di tradizioni, di duro lavoro, di passione per la terra e di valorizzazione dei vitigni locali come il Raboso e il Grapariol.
"Terre Grosse" sono le terre argillose dove sorgono i nostri vigneti alcuni con impianti risalenti agli anni Sessanta e su circa 8 ettari coltiviamo sia varietà internazionali, come Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio e Cabernet Franc, sia varietà locali come Prosecco, Manzoni Bianco, Verduzzo e Refosco dal Peduncolo Rosso. Spiccano fra tutte, le varietà più tipiche della zona Piave, come i già citati Raboso e Grapariol, vitigni (e vini) che parlano di territorio. Nel 2017 abbiamo messo a dimora in un piccolo appezzamento anche alcune varietà resistenti alle principali malattie fiìungine (PIWI).
Dal 1931, quando l'azienda è nata con nonno Pietro Toninato, si sono succedute 4 generazioni e dal 2012 abbiamo intrapreso un percorso che mira a una gestione più attenta e rispettosa dell'ambiente, utilizzando le più moderne conoscenze e tecnologie. Nel 2018, dopo 3 anni di conversione, abbiamo ottenuto la certificazione biologica: gli interventi sul vigneto escludono prodotti di sintesi e sono mirati a creare il più possibile un equilibrio naturale. L'erba rimane alta per favorire la biodiversità, vengono introdotti insetti utili alla lotta contro i parassiti e l'utilizzo di moderni sensori e stazioni meteorologiche ci aiuta a monitorare lo sviluppo di eventuali malattie.
La concimazione solo organica, unita a una selezione accurata dei tralci, permette di ridurre la quantità dei grappoli sulle piante, garantendone una maggiore qualità.
In cantina, come in campo, cerchiamo di intervenire il meno possibile sui processi naturali al fine di ottenere vini eleganti e di qualità caratterizzati da una forte impronta personale.
La riscoperta dei metodi di vinificazione tradizionali si affianca alla voglia di sperimentare varianti inedite e particolari come le fermentazioni spontanee. Inoltre il desiderio di esplorare le caratteristiche e le potenzialità delle nostre uve ci spinge a "metterle alla prova" con tecniche di vendemmia o lavorazione non usuali per quella specifica varietà. Ad esempio il nostro Doraj nasce dall'appassimento di Grapariol in blend con Verduzzo friulano e Sauvignon per ottenere un vino passito di spiccata freschezza.
L'utilizzo di un recipiente alternativo come l'anfora in terracotta consente di dare un profilo sensoriale inconsueto al Manzoni Bianco, vitigno autoctono del trevigiano . Mentre l'impiego di barrique e tonneau di rovere sapientemente dosato anche per vini bianchi, conferisce un maggior corpo, longevità e complessità.
La storia della nostra famiglia rimane fortemente radicata a questa terra: portare avanti questo lavoro è un modo per farla rivivere ogni giorno, con emozioni e motivazioni nuove.

Altre informazioni

Classificazione RRN
Imprese agricole e forestali
Tipo di partner
Impresa agricola

Rovitis 4.0: Gestione sostenibile ed efficiente del vigneto

Azienda: Terre Grosse Soc. Agr. s.s.
Regione: Veneto
Anno di realizzazione: 2020
Tipo di innovazione: Di processo
Ambito Innovazione: Agricoltura di precisione
Comparto/Prodotto: Viticoltura » Vini igt, Viticoltura » Vini doc-docg
Rovitis 4.0 in vigneto - Terre Grosse
Origine dell'idea innovativa

Nel corso degli ultimi anni nel settore vitivinicolo sono state sviluppate e adattate molte tecnologie volte a migliorare la gestione aziendale (razionalizzazione delle concimazioni, riduzione dei consumi idrici, dei fitofarmaci, ecc.), basate su sistemi di raccolta di informazioni che abbinano hardware e software innovativi in grado di analizzare dati da fonti multiple in tempo reale.

Tuttavia molte delle soluzioni attualmente proposte sul mercato hanno forti limiti di costo o applicabilità e solo le grandi aziende viticole possono dotarsi impianti di questo tipo, mentre tutte le altre piccole-medie aziende Venete si troverebbero in difficolta nell’adeguamento tecnologico, restando escluse dai processi di innovazione.

Inoltre, tra le operazioni che si svolgono all'interno di un vigneto, i trattamenti fitosanitari sono un'attività critica, costosa e logorante per i lavoratori.

Per questi motivi abbiamo partecipato al progetto Rovitis 4.0 che si prefiggeva di sviluppare un sistema automatico di irrorazione volto a dimostrare la fattibilità, l’efficacia e la sostenibilità economica e ambientale di una particolare gestione robotizzata del vigneto, in alternativa alla gestione tradizionale.

 

Descrizione innovazione

Rovitis 4.0 propone un sistema innovativo per il settore vitivinicolo Veneto: gestione robotizzata del vigneto, basata sul dialogo tra mezzo robotico, sensoristica e DSS (Sistema di Supporto alle Decisioni) per ottenere un’azienda autogestita, intervenendo solo quando serve e riducendo l'intervento umano.

Il robot è stato equipaggiato  con diversi sensori funzionali alla guida autonoma ed altri funzionali all'analisi della vegetazione. Il cervello del robot è rappresentato da diversi sistemi integrati, nei quali vengono continuamente processati i dati rilevati dai sensori. Su queste unità funzionano il sistema di navigazione autonoma e quello di analisi automatica delle immagini, quest'ultimo utilizzato sia per la guida tramite stereo visione e il riconoscimento di situazioni di allarme, sia per il riconoscimento della vegetazione per l'irrorazione a rateo variabile (aumentando o diminuendo la dose in funzione della vegetazione riconosciuta).

Uno degli aspetti del robot è la sua connessione in cloud, che permette da una parte il suo controllo e la sua programmazione da remoto e, dall'altra, l'integrazione con altri dati raccolti da sensori in campo e le informazioni elaborate da un sistema DSS. L'utente accede al monitoraggio del robot tramite il software "Aurora web". Nel software viene configurata la mappa degli appezzamenti aziendali definendo le caratteristiche di ciascun appezzamento (dimensione, interfila ecc..)

A differenza di un normale atomizzatore, in ROVITIS 4.0 è stato sviluppato un sistema di miscelazione automatica attraverso 4 serbatoi che permettono di trasportare altrettanti prodotti fitosanitari, mentre la botte dell'atomizzatore contiene acqua pulita. La diluizione e la miscelazione dei prodotti avviene direttamente tramite un sistema di pompe che permette un dosaggio di precisione. La ricetta di ogni trattamento viene prescritta alla macchina tramite il portale web e i dosaggi vengono effettuati automaticamente, senza necessità di alcun intervento manuale. La miscela dei prodotti fitosanitari viene irrorata attraverso barre verticali laterali estensibili con 5 ugelli ciascuna.

Intervista

Linda Finotto, si occupa dell'amministrazione e del marketing dell'azienda Terre Grosse, ma la sua vera passione è organizzare eventi e raccontare i vini durante le degustazioni.

Linda, la vostra è un'azienda impegnata da diversi anni nella sperimentazione di diverse tecnologie in vigneto. Qual'è l'obiettivo che l'azienda si prefigge?

Il nostro principale obiettivo è sempre stato quello di ottimizzare la produzione e nel contempo di ridurre l'impatto ambientale dell'attività vitivinicola. L'azienda grazie al suo impegno per l'innovazione e per l'ambiente è stata premiata a livello nazionale da Ismea nel concorso  "Nuovi fattori di successo" e da Confagricoltura nel concorso "Premio nazionale per l'innovazione in agricoltura".

Abbiamo visto che Rovitis 4.0 punta ad effettuare trattamenti fitosanitari senza l'ausilio del conducente. Quali sono invece i metodi che l'azienda utilizza per monitorare i patogeni?

In azienda abbiamo introdotto delle nuove tecnologie per la gestione fitosanitaria del vigneto. Si tratta di stazioni meteorologiche (per la misura di pioggia, temperatura e umidità dell'aria, bagnatura fogliare) integrate con alcuni sensori innovativi, sviluppati in collaborazione con un'azienda di elettronica, per la misura di nuove variabili  sul campo, quali: il volume/superficie fogliare giornaliero delle piante, l'umidità/temperatura a livello superficiale del suolo, il gocciolamento da rugiada. Tutte queste variabili, la cui misura è leggibile su un portale web, concorrono a capire meglio quando vi sono le condizioni per lo sviluppo di infezioni (ad. es. da Peronospora della vite), e fanno da input ad un modello previsionale che, dall'elaborazione dei dati, fornisce come output l'effettivo rischio di infezione, diventando un importantissimo strumento di guida per i trattamenti fitosanitari.

Con quali strumenti state affrontando il tema della sostenibilità ambientale?

La questione della sostenibilità è stato il nostro cruccio fin da subito. Nel 2015 abbiamo iniziato il percorso di conversione al biologico che ci ha condotti, con la vendemmia del 2018, a ottenere la certificazione bio. Oggi adottiamo  diverse pratiche per aumentare la biodiversità e la sostanza organica del suolo (concimazioni naturali, sovesci, mantenimento periodico dell’erba alta, prove con funghi micorizzici). Effettuiamo lotta biologica apportando in vigneto insetti utili.

Cosa si sente di dire agli agricoltori che legati alle tradizioni il più delle volte sembrano essere restii ad innovare la propria azienda?

Spesso la principale difficoltà che si riscontra è la diffidenza nell'utilizzo delle nuove tecnologie, di cui l'agricoltore non sempre capisce l'utilità e l'efficacia. E' necessaria innanzitutto una sensibilizzazione verso le problematiche ambientali, che faccia capire all'agricoltore l'importanza ad esempio di ridurre i trattamenti fitosanitari, nonché una dovuta formazione per capire come alcune misure automatizzate in campo possano essere di grande supporto alla gestione agronomica. E' altresì importante dimostrare, con i progetti innovativi, la solidità dei risultati e i benefici che ne possono derivare, facendo così da esempio alle altre aziende.